Con i decreti d’urgenza adottati dal Presidente del Consiglio dei Ministri che, in un primo tempo, ha chiuso la Regione Lombardia e, ad un solo giorno di distanza, ha esteso a tutta l’Italia le medesime misure restrittive, veniva disposto di “evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.

La mancanza di una presa di posizione specifica in merito alla possibilità per i genitori separati o divorziati di spostarsi per raggiungere i figli minori, ha portato il Governo a pubblicare sul proprio sito tra le FAQ sulle misure adottate per l’emergenza Covid-19 la precisazione che gli spostamenti “per raggiungere i figli minori presso l’altro genitore o presso l’affidatario sono sempre consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione e divorzio”.

Di conseguenza ciascun genitore era chiamato a rispettare gli accordi presi in sede di separazione e divorzio in modo da non ledere il diritto di visita dell’altro, non potendo far valere le disposizioni governative come mezzo per precludere all’ex coniuge di vedere i propri figli.

Con l’ultimo decreto del 22 marzo, il Governo italiano ha adottato misure ancor più stringenti e restrittive che hanno portato ad un lockdown quasi totale, imponendo il divieto di spostarsi ad un comune diverso da quello in cui ci si trova, indipendentemente dal fatto che sia o meno quello di residenza ovvero domicilio, se non per “comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute”.

Ancora una volta la lacunosa formulazione del provvedimento governativo ha portato, tanto gli operatori del diritto quanto i genitori interessati, a domandarsi se le nuove restrizioni riguardino anche gli spostamenti dei coniugi separati o divorziati che abbiano l’affidamento congiunto dei figli minori ma che vivono in un comune diverso gli uni dagli altri.

In attesa di delucidazioni da parte del Governo (o ancor meglio, della Giurisprudenza) è da ritenere che il diritto dei figli a trascorre il tempo con entrambi i genitori sia più forte dei divieti di transito da un Comune all’altro e che il diritto all’esercizio della bigenitorialità superi i concetti di “necessità” e “urgenza”, rispondendo piuttosto al maggior interesse in gioco quale è la tutela del benessere del minore.

Ovviamente, sempre e comunque a condizione che la situazione sanitaria delle persone coinvolte sia immune da contagi e/o necessità di quarantena: solo in tal caso l’interesse di frequentare i figli è fatto salvo.

Conseguentemente, risulterebbe incongruo “punire” i genitori separati che si trovano a vivere in Comuni differenti, mentre chi risiede nel medesimo Comune del figlio minore non si trova sottoposto alle medesime restrizioni di circolazione.

Ciascun genitore potrà quindi accompagnare i figli dall’ex coniuge anche se vive in un comune diverso, munito dell’autocertificazione e, a supporto della stessa, della sentenza di separazione e/o divorzio, che motiveranno la ragione dello spostamento.

Nelle more di un intervento chiarificatore da parte del Governo, non resta che armarsi di pazienza e soprattutto di buon senso, evitando da un lato di utilizzare le misure restrittive disposte dal Governo per impedire il diritto di visita e dall’altro ricordando di preferire i contatti via web (per esempio videochiamate) nel caso il genitore interessato fosse a rischio contagio.