È costituzionalmente illegittima la norma che attribuisce automaticamente al figlio il cognome paterno?

Il Tribunale di Bolzano ha sollevato una questione di legittimità in relazione all’art. 262, primo comma, del Codice Civile, articolo che non consente al figlio, riconosciuto alla nascita contemporaneamente da entrambi i genitori, di assumere il solo cognome materno.

Questa preclusione risulterebbe in contrasto con fondamentali principi costituzionalmente garantiti, tra cui l’art. 2 della Costituzione, che tutela l’identità personale, e l’art. 3 della Costituzione che garantisce l’uguaglianza tra donna e uomo.

È perseguibile per stalking il padre che “assilla” la figlia

La Corte di Cassazione penale, con sentenza n. 2512/2021, ha confermato la condanna di un padre per atti persecutori posti in essere da quest’ultimo ai danni della figlia.

Il padre aveva provato a difendersi sostenendo che i propri comportamenti fossero volti unicamente a riallacciare i rapporti con la figlia, deterioratisi a seguito del divorzio con l’ex moglie e madre della ragazza.

Il fatto è che l’uomo aveva assunto plurime condotte assillanti nei confronti della figlia, tra l’altro imponendo la propria presenza ad eventi sportivi o conviviali a cui la stessa prendeva parte, determinando in essa stati d’ansia, stress e paura.

Si configura il reato di violenza privata quando il figlio adulto costringe l’anziana madre a non avere più rapporti con i familiari.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 3203/2021, ha confermato la condanna – già disposta dalla Corte d’Appello di Messina – di un uomo per il reato di violenza privata nei confronti dell’anziana madre, cui il medesimo aveva impedito di coltivare i rapporti con altri familiari, a lui invisi.

Il figlio si era difeso sostenendo che il progressivo venir meno dei contatti tra la propria madre ed i familiari di quest’ultima fosse frutto di una libera ed autonoma decisione della stessa e non, invece, di proprie costrizioni o divieti.

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