Nullo il matrimonio per incapacità naturale anche se l’accertamento è successivo alle nozze.

E’ sufficiente dimostrare che lo stato di grave infermità mentale sussistesse al tempo del matrimonio, a nulla rilevando che la pronuncia d’interdizione sia intervenuta successivamente alla sua celebrazione.

Lo ha affermato la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 27564/2020, con la quale ha respinto il ricorso proposto da una donna avverso la sentenza di nullità del matrimonio pronunciata in secondo grado.

Il volontario abbandono del domicilio coniugale comporta l’addebito della separazione.

Con l’ordinanza n. 27235 del 30 novembre 2020 la Suprema Corte di Cassazione torna a ribadire un principio già consolidato nella giurisprudenza di legittimità in tema di diritto di famiglia.

La vicenda trae origine dal ricorso promosso alla Corte di legittimità da parte di un marito, al quale era stata addebitata la separazione in primo e in secondo grado di giudizio.

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