Le restrizioni sanitarie in conflitto con quelle legali su visite e incontri. A questo si aggiunge lo stop prolungato a udienze e processi. Creando altro caos e confusione.

L’emergenza Coronavirus sta passando come una falce sulle famiglie, procurando danni diretti ed indiretti di cui è ancora difficile quantificare una stima, anche se associazioni come il Codacons hanno ipotizzato cifre considerevoli che, a mio avviso, sono persino sottostimate.

Ma l’ansia delle famiglie aumenta di pari passo con l’incertezza di quello che sarà il “dopo”, a livello di  occupazione, prospettive e organizzazione gestionale di figli che, molto probabilmente, non rientreranno a scuola se non a settembre (forse), senza quei “cuscinetti” provvidenziali come i centri estivi, i nonni in villeggiatura, gli oratori.

Il lockdown ed il divieto di spostamenti, se non per giustificati ed indifferibili motivi, aveva comunque fornito un salvacondotto ai diritti di visita genitori-figli nelle ipotesi di separazione, confermato dai decreti governativi, dall’interpetazione autentica fornita dal Governo sui propri siti istituzionali, nonché dal Tribunale di Milano con ordinanza dell’11 marzo 2020.

Tutto a posto? Nemmeno per idea.

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