Le norme restrittive per il Covid-19 colpiscono soprattutto i più piccoli. Ed è un grosso errore

In questa fase emergenziale, dopo plurimi decreti del governo, ci stiamo accorgendo che forse abbiamo trascurato una categoria: i bambini. La stragrande maggioranza di essi non mette un piede fuori dall’uscio di casa da un mese abbondante: e mica tutti abitano in una villa con giardino.

E’ paradossale che, in un’Italia dove si ha il permesso di portare a spasso il cane (più volte al dì) e farsi la corsetta (trasformando tutti in runner accaniti), dove il capofamiglia – piuttosto che evadere – compie un peregrinaggio quotidiano in farmacia, supermercato e tabaccaio (anche se non fuma), gli unici a cui è stata tolta ogni giustificazione sono i bambini.

Se n’è finalmente accorta il Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, che ha “aperto” alla possibilità di studiare misure a favore dei bambini parlando di diritto alla salute psico-motoria per queste generazioni e di soluzioni che contemperino il diritto ad uscire finalmente da casa con la salute pubblica. Quali ancora non si sanno ma è chiaro che la situazione comincia a diventare insopportabile e si debba pensare anche a loro.

Il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina non fornisce messaggi rassicuranti sulla riapertura delle scuole e c’è chi fa terrorismo persino sulla possibilità che le lezioni ricomincino a settembre: non diamo credito a queste voci però è chiaro che una prospettiva temporale così lunga imponga di calibrare progetti per le giovani generazioni, progetti che non includano solo lo studio, ma pure quella parte ineliminabile strettamente connessa alla loro salute psico-fisica, ossia il gioco, anche all’aria aperta.

Vedremo come si evolverà la situazione e cosa partorirà il nostro Governo anche su questa tematica, di certo non centrale o determinante in un contesto emergenziale ben più grave, ma nemmeno archiviatile fra le “varie ed eventuali”.

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