La norma ha di fatto solo equiparato adulti e bambini, finora esclusi. Serve senso civico e una campagna di educazione nazionale.

Con circolare del Viminale ai Prefetti, da ieri il Governo ha specificato la possibilità, per un solo genitore, di “camminare con i propri figli minori..purchè in prossimità della propria abitazione”, azione consentita perché fatta rifluire nelle “attività motorie all’aria aperta”, già ammesse dai precedenti decreti.

Tuoni, fulmini, saette. L’Assessore alla sanità lombarda ed il Governatore della Campania hanno definito questo provvedimento pericoloso ed irresponsabile. Ma non sono stati i soli. Esponenti della politica e della società civile hanno marcato il rischio di una siffatta apertura, talvolta però senza una visione lucida del problema. Proviamo allora a fare ordine.

Già in precedenza, ben prima della circolare di ieri, era previsto il diritto di uscire con i propri figli, laddove tale esigenza fosse sorretta da motivi di salute o necessità. Con la circolare di ieri il Governo ha semplicemente parificato il bambino all’adulto, riconoscendo al primo il diritto all’attività motoria al pari del secondo.

Gli spostamenti brevi, sotto forma di passeggiata (sono pertanto esclusi i giochi con la palla o altri strumenti di locomozione come biciclette, monopattini, roller, skateboard), rigorosamente individuale con un solo genitore, nei pressi della propria abitazione, se adempiuti secondo questi limiti non dovrebbero realizzare forme di assembramenti, che sono e rimangono vietati.

Resta da affidarsi al buon senso dei genitori e della collettività.

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