Ci sono genitori che, per una ragione o per l’altra, sono più esposti al contagio (perché lavorano in ambito sanitario, alimentare, o in fabbriche attive o esercizi aperti al pubblico, Poste, banche, uffici per servizi indispensabili): queste persone potrebbero valutare, per il bene dei loro figli e di chi entra in contatto con loro, di sospendere le visite “fisiche” e di utilizzare strumenti alternativi di videochiamata da computer o Device mobili, garantendo così la loro presenza e manifestando il proprio amore a distanza, senza rischi.                                                         Questa soluzione s’impone tanto più se cominciano a manifestarsi i primi sintomi: sarebbe criminale, prima ancora che incosciente, anteporre i propri egoismi personali all’incolumità dei piccoli figli e non solo.

Lo stesso discorso vale anche per le asserite esigenze personali di evadere da un lockdown che viene associato ad una condizione di arresti domiciliari: i bambini cominciano a scalpitare, vedono il sole splendere fuori dalle finestre e sognano una corsa nel parco; i genitori stessi cominciano a vacillare per la reclusione forzata e vogliono uscire.  Non fatelo, s e non pre comprovate esigenze di necessità medica. Va tutelata la salute pubblica che prevale sulle esigenze del singolo.

Sono forse imminenti misure ancora più restrittive da parte del Governo per contenere un’epidemia che si nutre anche dei comportamenti leggeri ed improvvisi di chi antepone le proprie individuali necessità al bene della collettività. Il suggerimento di un lockdown anche dei rapporti familiari è verosimile che diventi realtà e l’unico imperativo sarà di #iostoacasa rigorosamente nel luogo in cui si ha residenza o domicilio, senza più eccezioni o aperture, persino per i genitori separati.

Nel mentre, i procedimenti di diritto di famiglia, ufficialmente, vanno avanti perché il decreto di sospensione di termini processuali ed udienze civili si nutre di una formulazione incerta che ammette, fra i procedimenti che non possono essere interrotti, quelli in materia di alimenti di figli minori. Eppure le udienze vengono quasi tutte rinviate in data da destinarsi e questo può diventare un problema per molti.

Ma cosa succede a chi aveva 0preso impegni, magari dopo aver chiuso accordi antecedenti l’emergenza, di uscire di casa, versare liquidazione una tantum, compiere determinati comportamenti all’esito dell’udienza di separazione o divorzio? Bella domanda: la parola d’ordine è “buon senso”, in una situazione come quella attuale è difficile, se non impossibile, assolvere determinati obblighi e la giustificazione è intuitiva. La convivenza forzata, però, può diventare un supplizio di Tantalo con un effetto già in atto: l’aumento delle molestie e violenze domestiche, in genere sulle donne,

Ecco allora che fra le cause ammesse alla trattazione urgente, anche durante la “serrata” quasi totale dell’attività giudiziaria, vi sono i procedimenti in materia di protezione familiare. Tuttavia la prossimità con il proprio aguzzino spunta anche la possibilità di denunciare questi episodi e, quindi, moltissimi casi, la maggioranza delle violenze, verranno a galla ad emergenza terminata, se la vittima potrà raccontarla, ovviamente.

Ma se anche queste donne matureranno il coraggio di reagire, troveranno un avvocato in questo momento? E’ tutto dannatamente più complicato ed allora l’umanità, intesa come sentimento, deve trovare il sopravvento.

Facciamoci coraggio l’un l’altro, anche con le parole del Mahatma Gandhi “Un uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre… Ma non può contenere la primavera

 

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